SICUREZZA SUL LAVORO

Telefoni cellulari: un nuovo rischio lavorativo?

Cosa devi sapere e cosa puoi fare per tutelare te stesso e i tuoi dipendenti

12 ottobre 2012: una sentenza della Corte di Cassazione – nel suo piccolo, che piccolo non è – finisce per fare la storia. Per la prima volta in Italia, infatti, viene riconosciuto il nesso di causa effetto tra l’uso reiterato del cellulare a scopi professionali e l’emergere di una patologia tumorale. Nello specifico, si tratta di tumore al nervo trigemino, sviluppato da un direttore commerciale che il cellulare, lo aveva usato parecchio. La sentenza – dicevamo – a suo modo fa la storia, stabilendo un (primo) punto fermo all’interno di una problematica spinosa e molto dibattuta. Un problema che ancora oggi, di sfumature e zone d’ombra ne ha parecchie. Tanto che vale la pena di fare un passo indietro… magari anche due, per capire di cosa stiamo parlando.

 

Gli effetti collaterali dello sviluppo tecnologico

Cellulari, smartphone… chi più ne ha, più ne metta. Con loro ci svegliamo, mangiamo, ci addormentiamo. E soprattutto: con loro lavoriamo. Costantemente. Ma cosa comporta lavorare a stretto contatto con una o più sorgenti di campo elettromagnetico? Quali sono le conseguenze di un’esposizione prolungata alle famose RF, ossia le radiofrequenze?

Le indagini condotte da Remark hanno permesso di individuare alcuni scenari di maggiore esposizione. Per esempio, l’uso del cellulare in mobilità implica esposizioni maggiori rispetto all’utilizzo in postazioni fisse. In particolare, segnaliamo:

1- l’utilizzo durante i viaggi in treno (causa: cambio frequente di stazioni radio base)

2- l’uso durante i viaggi in auto (causa: effetto paragonabile alla gabbia di Faraday. Aggravante: vetri oscurati)

3- il mancato uso degli auricolari.

E quindi? Possiamo parlare di rischio professionale?

Il nocciolo della questione, sta tutto in questa domanda. E nella risposta che le è stata data. Anzi: nelle risposte.

Rischio professionale: evidenza scientifica o…?

Sembra strano, ma il problema sta tutto qui: la difficoltà di determinare se il nesso di causa-effetto fra esposizione alle radiofrequenze e lo sviluppo di neoplasie abbia evidenza scientifica o meno.

Le ricerche in merito, pullulano. Uno studio condotto dal gruppo HARDELL, citato anche dalla Sentenza della Corte di Cassazione del 2012, evidenzia il rapporto tra uso reiterato dei cellulari e lo sviluppo di glioma (specifica neoplasia cerebrale). Secondo tale studio, che riconosce il nesso causale come evidenza scientifica, l’utilizzo ipsilaterale del telefono cellulare per 10 anni, anche per una sola ora al giorno, aumenta il rischio di contrarre la neoplasia.

E quindi? Dov’è il problema? Il problema sta nel fatto che in realtà, un punto fermo alla questione non sia stato mai messo in modo definitivo. Perché le cose – o meglio, la visione delle cose – è molto meno univoca di quanto sembri.

Un esempio? Nel maggio del 2011, gli scienziati di 14 Paesi si riuniscono presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro con l’obiettivo di analizzare il rischio di cancerogenicità da esposizione a campi elettromagnetici a RF. La conclusione è il riconoscimento di una limitata evidenza di cancerogenicità per l’uomo ovvero, ad oggi, manca una conclusione certa, condivisa dall’intera comunità scientifica, riguardo il nesso eziologico tra esposizione a RF e sviluppo di patologie tumorali.

Sugli effetti a lungo termine, quindi, la questione rimane aperta.

Allora? Qual è la verità, ma soprattutto… come se ne esce?

 

Nell’incertezza scientifica, cosa ti serve sapere…

Quando non si sa che pesci pigliare, c’è poco da fare: l’approccio migliore è sempre lo stesso… cioè quello pratico.

Sono tre i punti fermi da cui non si può prescindere: la sentenza della Corte di Cassazione di cui parlavamo, l’articolo 2087 del Codice Civile e il D.Lgs. 81/2008, che implica l’obbligo del DdL di valutare TUTTI i rischi, compresi i rischi da ignoto tecnologico che includono la possibile cancerogenicità delle RF dei cellulari. Per dirla in parole povere: quello dell’uso del cellulare e della conseguente esposizione alle RF, è e rimane un problema serio che non puoi permetterti di eludere.

Sono molti, i buoni motivi che ti impongono di inserire questa valutazione del DVR. Giusto per semplificarti le cose, ti sintetizziamo i principali. Il fatto, cioè, che il datore di lavoro sia:

1- la figura garante di salute e sicurezza sul lavoro

2- il soggetto debitore di sicurezza

3- il diretto responsabile della valutazione dei rischi.

Di fatto, al di là delle polemiche scientifiche rimaste ancora aperte, è questo che ti serve sapere.

 

… E cosa puoi fare

Il servizio che offre Remark in merito, mira al nocciolo della questione con una risposta basata su un approccio che vuole essere pratico e professionale al tempo stesso: o, per dirla in altri termini, snello e approfondito.

Ecco qualche elemento, per farti capire in sintesi cosa facciamo. Partendo dalle basi: cioè dalla valutazione.

Ciò che offre Remark è:

1- Un’indagine aziendale tramite la  raccolta dati sulla modalità di utilizzo del telefono cellulare

2- Valutazione del rischio senza bisogno di misurazioni strumentali

3- La possibilità del DdL di dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi di legge (valutazione di tutti i rischi)

4- Valutazione che considera anche le categorie sensibili di lavoratori (per esempio: donne in gravidanza e portatori di pacemaker)

5- Individuazione di misure semplici e pratiche  di precauzione e di prevenzione per ridurre il rischio.

 

La valutazione viene effettuata in due fasi: la prima, di sopralluogo (con recupero dati) e la seconda di elaborazione dati tramite algoritmo MOVaCell e redazione del documento di valutazione specialistica.

 

Per informazioni, scrivi a divisionesicurezza@grupporemark.it

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